BRUCE SPRINGSTEEN
“Born In The U.S.A.”
40° anniversario
(Columbia Records, 1984)

Born In The U.S.A., album pubblicato esattamente il 4 giugno del 1984 è senza se e senza ma lo spartiacque nella carriera discografica di Bruce Springsteen. Atteso, dopo il monocorde Nebraska, divisivo, poiché i rockers puristi che seguivano con devozione il Boss e la sua E Street Band fin dagli esordi vedevano nel disco una sorta di tradimento mentre avanzava una nuova folta e pedissequa schiera che tutt’oggi non fa alcuna distinzione tra le due fasi (o diversi momenti) musicali, dalla profonda analisi critica, fin dall’immagine di copertina in cui Springsteen sembra tutt’altro che omaggiare il flag a stelle e strisce. Insomma l’importanza che ha avuto Born In the U.S.A. è pari ad altrettante pietre miliari di quell’incredibile decennio. Inoltre all’artista del New Jersey va dato merito, neanche tanto a posteriori, di aver unito attraverso le colossali esibizioni dal vivo le due generazioni di fans.

Anticipato dal singolo Dancing In The Dark, brano ballabile dominato dai synth, il disco constava di 12 tracce, scelte tra le circa 70 registrate su nastro, tutte potenziali hit, nelle quali convivevano alla perfezione (esatto!! alla perfezione) pop, pop-wave (Bobby Jean), blues (I’m Going Down), paisley (Downbound Train), rockabilly (Working On The Highway), country (Darlington Country) e canzoni intimiste (My Hometown). Non meno importanti i testi, significativi (non era affatto facile cantare l’America e il suo tessuto sociale), con l’iniziale title-track, anti-reaganiana e dagli espliciti riferimenti al coinvolgimento degli States nella guerra del Vietnam, tutt’altro che un inno patriottico e nel mezzo della scaletta la meravigliosa ballata (hillbilly) I’m On Fire, pezzo che valeva da solo l’acquisto del long playing. Springsteen strizzò l’occhio al mainstream, d’accordo, ottenendo rilevanti passaggi radiofonici fin’allora esigui, ma quel momento segnò un punto di non ritorno, senza falsi ripensamenti (o rimpianti) e mi riferisco alle sonorità che definiranno una carriera andata avanti per inerzia (poco importa), con alti (pochi) e bassi (molti), ma questa è un’altra storia. “Amico, non arriverò da nessuna parte stando seduto su un ammasso di rifiuti come questo; sta succedendo qualcosa da qualche parte Baby, so solo che è così”.

Luca Sponzilli

 

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